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STORIA DEL MOBILE

Sommario

DALL'ANTICHITÀ AL MEDIOEVO
IL MOBILE COME LINGUAGGIO
I MOBILI NELLA CASA ANTICA
I TESSUTI NELL'ARREDAMENTO ANTICO
IL TRICLINIUM
DAL CASSONE ALL'ARMADIO
LA PROTEZIONE DAL FREDDO
DAL GOTICO AL RINASCIMENTO
LA DIFFUSIONE DEL CLASSICISMO RINASCIMENTALE
LA DIVISIONE DEL LAVORO E LA SPECIALIZZAZIONE
VARIETÀ DEI MOBILI SETTECENTESCHI
DAL ROCOCÒ AL NEOCLASSICISMO
DAL NEOCLASSICISMO ALL'ECLETTISMO
DALL'ECLETTISMO ALL'ART NOUVEAU
LA NUOVA CONCEZIONE DEI RAZIONALISTI
REFERENZE BIBLIOGRAFICHE



DALL'ANTICHITÀ AL MEDIOEVO
I mobili più antichi che si conoscono sono egiziani e risalgono circa al 2000 a.C. L'uso di inumare i defunti in tombe che riproducevano fedelmente l'ambiente quotidiano li ha conservati in alcuni casi quasi intatti. Per le epoche successive, fino all'età romanica, cioè all'inizio del 1200, la nostra conoscenza dell'arredamento domestico si fonda sulle testimonianze della pittura, soprattutto su vasi - per gli antichi greci - e su descrizioni letterarie. Si possono comunque fare alcune osservazioni di carattere generale per quanto riguarda l'aspetto strettamente funzionale: alcuni tipi di mobili fondamentali - tavolo, seggiola, letto - si sono tramandati quasi immutati attraverso i millenni; tuttavia questi stessi tipi corrispondono a un modo di vivere e di abitare che non è universalmente diffuso. Tanto i mobili egizi quanto quelli che si trovano nelle nostre case nascono da un'esigenza di elevazione rispetto al suolo che è propria delle civiltà occidentali, ma che non rientra affatto nelle tradizioni dell'arredamento di molti popoli orientali.

IL MOBILE COME LINGUAGGIO
Il letto, il sedile, il tavolo e il cassone rispondono a due categorie funzionali: sorreggere e contenere che, assieme all'esigenza di elevarsi dal suolo, sono gli stimoli e le linee guida per la progettazione e la costruzione dei mobili fin dall'antichità. Ma nessuna civiltà, per quanto povera e arretrata, si è limitata a interpretare i mobili solo in chiave strettamente funzionale. L'amore per la decorazione, che è uno degli istinti umani più radicati, ha sempre trovato negli oggetti dell'arredo un campo d'espressione ideale. Attraverso la decorazione, il mobile acquista significati simbolici rivolti soprattutto a qualificare socialmente colui che lo possiede. Come si sa l'aspetto stilistico è molto meno stabile nel tempo e molto più differente nelle varie zone geografiche che non quello funzionale, tanto che un esperto può facilmente datare un mobile antico con una approssimazione storica di pochi anni o decenni e localizzare addirittura la regione d'origine. Lo stile dei singoli pezzi di mobilia, considerati ognuno per sé, non esaurisce ovviamente le possibilità espressive dell'arredamento, che riguardano anche la disposizione degli oggetti in rapporto all'ambiente architettonico e in relazione reciproca. Secondo le epoche e le classi sociali si è preferito adottare disposizioni simmetriche o asimmetriche, riempire gli ambienti fino alla saturazione o collocare radi oggetti isolati entro vasti spazi vuoti, cercare le varietà e il contrasto di forme, di colori, di materiali oppure attenersi alla più rigida uniformità.

I MOBILI NELLA CASA ANTICA
I mobili delle più antiche civiltà, per quel poco che ne sappiamo, non erano molto vari né differenziati. Accanto alle seggiole, ai letti, ai tavoli troviamo ovunque scrigni e casse. La scarsa varietà dell'arredo corrisponde ad un'organizzazione molto semplice della casa specialmente nei paesi a clima caldo e temperato come l' Egitto e la Grecia, e a un'attrezzatura domestica relativamente povera. Nelle grandi case dei ricchi, gli oggetti preziosi e le riserve alimentari erano conservati in appositi locali; d'altra parte, l'abbondanza di manodopera servile rendeva meno urgenti i problemi connessi con il mantenimento dell'ordine e della pulizia, che sono all'origine dello sviluppo assunto dai contenitori nella casa moderna.
Stilisticamente è comune ai mobili egizi, assiri, greci, etruschi e romani l'interpretazione naturalistica di alcune parti: spesso le gambe delle seggiole assumono le forme delle zampe d'animali, e i braccioli terminano in teste animali o umane; lo stesso vale per le gambe di tavoli e dei letti, che a volte sono anche interpretate come colonne, simili a quelle in uso negli edifici.
Si notano misteriose corrispondenze, talvolta a distanza di millenni, nello stile dei mobili: un tavolo egizio scoperto a Tebe nel 1905, ha zampe di antilope terminanti in teste di cigno; queste ultime sono molto simili a quelle che orneranno spesso il mobile neoclassico e impero, nei primi decenni dell'Ottocento. Il tavolo con zampe di leone, diffusissimo in Grecia a partire dal IV secolo a.C., ricorrerà in epoca romana, per poi essere ripreso nel Rinascimento. I troni assiri, sostenuti da figure di animali o di prigionieri, sono gli antenati delle cattedre vescovili. La grande diffusione dei mobili figurati, con uomini e animali oltreché decorati, si spiega in parte col fatto che gli esemplari che ci sono noti sono per la maggior parte oggetti di rappresentanza, concepiti spesso, più che come semplici elementi funzionali dell'arredo domestico, come simboli di prestigio, veri e propri monumenti.
Non mancano però i ritrovamenti di oggetti strettamente funzionali, quali le seggiole pieghevoli sia di legno (egiziane) sia di metallo (romane e medioevali). I patrizi romani si facevano spesso seguire da uno schiavo con una sedia pieghevole (sella curulis) o con uno sgabello di bronzo. Sedie analoghe sono state usate in ogni tempo dai generali in battaglia; se ne ritrovata una appartenente a un condottiero longobardo.


I TESSUTI NELL'ARREDAMENTO ANTICO
Gli Etruschi, e soprattutto i Romani, grazie all'uso dell'arco e della volta, furono i primi popoli ad avere case articolate in modo complesso e funzionale tali da stimolare il gusto e il senso dell'arredamento degli interni. Essi però ebbero la tendenza, comune del resto anche agli altri popoli antichi, ad arredare e a decorare gli ambienti, più che con numerosi mobili, con una grande varietà di tessuti: coperte di vari colori posate sui letti e sui sedili (che venivano rinnovati al variare delle stagioni), cuscini, tende. Quest'uso, confermato dalle pitture parietali pompeiane, da innumerevoli descrizioni letterarie, si spiega sia col naturale desiderio delle donne di mettere in evidenza i prodotti del proprio lavoro sia con la difficoltà, che neppure la tecnica romana poté interamente eliminare, di difendersi dalle correnti d'aria e dal freddo da cui sovente erano colpite le case antiche.

IL TRICLINIUM
Una particolare importanza aveva presso i Romani l'arredamento della sala da pranzo. Essi mangiavano stando sdraiati sul triclinium, un insieme di tre divani capace di accogliere ognuno tre commensali. La posizione distesa, che molti igienisti considerano la più favorevole alla digestione, era però riservata agli uomini: le donne consumavano il pasto stando sedute. I triclini occupavano solo tre lati del tavolo (sul quale erano disposte le vivande) per consentire che questo potesse essere rimosso e sostituito a ogni portata. I tavoli da pranzo erano spesso oggetti di grande valore, costruiti in legno pregiato e incrostati di metalli preziosi, decorati con figure umane e animali di bronzo. Questa ostentazione di ricchezza nell'arredo divenne abituale presso i Romani nell'età imperiale. I patrizi dell'età repubblicana si facevano un vanto, al contrario, dell'austerità della propria casa, e ancora Augusto, secondo quanto scrive lo storico Svetonio, rifiutava di sdraiarsi su un ricco divano.
Nei primi secoli del medioevo, l'arredamento si adegua alle abitudini nomadi dei signori feudali, che usavano trasferirsi frequentemente da una residenza all'altra, portando con sé tutto ciò che avevano bisogno e che potesse servire alla vita quotidiana.
Agli ornamenti fissi della casa antica (dipinti murali, statue di grandi dimensioni, colonne di marmi pregiati), si sostituiscono ora le tappezzerie e gli arazzi.


DAL CASSONE ALL'ARMADIO
Semplicità e severità tornarono a caratterizzare in Occidente i pochi arredi dell'epoca tarda romana e dei primi secoli del cristianesimo, mentre nel mondo bizzantino il mobile divenne fastoso: ogni superficie era rivestita di decorazioni a intarsi d'oro, d'argento e di madreperla e si faceva largo uso di drappi e cuscini ornamentali. Il letto tricliniare fu sostituito prima da un divano semicircolare, poi da seggiole e sgabelli, mentre il letto per dormire divenne più alto, meglio isolato dal pavimento. Fu invece nell'austerità dei monasteri sorti in tutto il mondo cristiano che nacquero gli insiemi di mobili detti studioli: si trattava di un tavolo o di una rudimentale scrivania-scrittoio con sportelli e ripiani munita di un alto sedile con spalliera e di robusti fianchi, cui si affiancavano sgabelli o seggiole, leggii e mensole per libri (vedi codici miniati).
Tra i rarissimi esemplari di mobili medievali che sono giunti fino a noi, prevalgono i troni e le cattedre vescovili, oggetti monumentali, poco significativi ai fini della conoscenza della vita quotidiana. Alla Biblioteca Nazionale di Parigi si conserva un tronetto "da campo" del re Dagoberto (VIII secolo) costruito in bronzo e pieghevole. Le gambe a forma di zampe, culminanti in teste di leone, riprendono motivi diffusi nelle epoche antiche.
In rapporto al nomadismo, non stupisce che il mobile principale della casa sia il cassone, che all'occasione si trasfoma in baule. Ovviamente il cassone (o arca o cofano) non è un'invenzione medievale: se ne trovano esemplari di notevole pregio artistico nelle tombe egiziane, e le testimonianze letterarie sono frequenti nelle epoche successive. I romani usavano scrinia rotondi, per riporvi libri (che erano rotoli di papiro) e altri oggetti di valore. Ma nel Medio Evo il cassone, con il coperchio incernierato e non più semplicemente appoggiato, ma chiuso da una serratura, fa il suo ingresso negli ambienti di soggiorno e nelle camere da letto, dove è usato sia come contenitore sia come piano d'appoggio, o più semplicemente come panca. Sovente un giro di cassoni veniva posto attorno al letto, che stava al centro del locale ed era protetto da pesanti cortinaggi sostenuti da un baldacchino; questi cassoni servivano da gradino per accedere al letto (assai alto), ma mantenevano sia la funzione di contenitori per biancheria e vestiti sia quella di sedile. L'importanza di questo tipo di mobile si spiega anche con il fatto che esso conteneva il corredo della sposa, e l'accompagnava nel viaggio di trasferimento alla casa del marito. Si comprende così la riluttanza a sostituirlo con l'armadio, molto più funzionale, la cui esistenza è documentata già nel VI secolo, ma che inizialmente servì soprattutto come mobile da biblioteca e da sacrestia, prima di essere definitivamente usato come mobile per riporvi gli indumenti. Altrettanto diffuse erano le mense: lunghe tavole di legno appoggiate su treppiedi che venivano montate e ricoperte da una tovaglia solo al momento del pranzo. Fra i sedili, molto diffuso il faldistorium, pieghevole e a gambe arcuate, derivato dalla sella curulis romana. Il mobile gotico era scarso, ma presentava un vasto repertorio decorativo, destinato a durare per lungo tempo. Mobili con decorazioni ispirate ai finestroni delle chiese gotiche, con archetti acuti, rosette appuntite e finestrelle polilobate erano diffusi in Francia nei secc.XV e XVI; in Germania Inghilterra e nel Norditalia specie nelle valli alpine, il mobile risultava ispirato al gusto gotico ancora nel sec. XVII.


LA PROTEZIONE DAL FREDDO
La nostra conoscenza dell'arredamento, molto frammentaria per tutto il Medio Evo, diventa sempre più documentata a partire dal XV secolo, grazie al contributo di una pittura d'interni precisa e attenta ai dettagli come quella fiamminga. Anche se, a partire da quest'epoca, i pezzi di mobilia conservati sono sempre più numerosi, la testimonianza della pittura è ugualmente insostituibile, perché ci rivela l'aspetto di interi ambienti e ci illumina sulle usanze quotidiane.
Così, nel ritratto degli Arnolfini di Van Eyck non solo vediamo un lampadario d'ottone in stile gotico fiammeggiante, e uno specchio convesso appeso al muro della camera da letto, ma apprendiamo anche l'uso di camminare con le sole calze sul pavimento coperto di tappeti, per evitare di rovinarlo con gli zoccoli di legno che si calzavano in strada.
Spesso, soprattutto nei saloni, i pavimenti sono di piastrelle di cotto o di marmo, ma tavoli e panche hanno pedane di legno, che talvolta corrono anche tutt'intorno ai letti, per evitare che i piedi si raffreddino.
La massima cura per evitare il raffreddamento e le correnti d'aria si ha naturalmente negli ambienti dove ci si corica. Nelle case signorili e borghesi, il letto è protetto da un baldacchino, generalmente appoggiato su quattro colonne, che può essere interamente chiuso mediante tende. Ma nelle case dei contadini sono di uso abituale, almeno nelle regioni più fredde, i letti in alcova, incassati in nicchie disposte lungo una parete della grande sala comune. Tali nicchie, chiuse da tende o addirittura da sportelli di legno scorrevoli, erano praticate a una certa altezza dal pavimento, tanto che per accedervi era necessario salire su una cassapanca, dove si lasciavano i vestiti prima di coricarsi.


DAL GOTICO AL RINASCIMENTO
I mobili raffigurati dai pittori - soprattutto nordici - del Tre-Quattrocento sono di stile gotico, ricchi di decorazioni in rilievo e a traforo, irti di spigoli, pesanti e non molto comodi. A quest'epoca, armadi e altri contenitori non sono ancora di uso comune; ricorrono spesso gli stipi sollevati su colonne, muniti di sportelli, che, nella Toscana umanistica e rinascimentale, diventeranno la credenza.
Come i mobili gotici anche i mobili rinascimentali, del Quattro-Cinquecento, derivano le proprie forme direttamente dall'architettura coeva. Nel Quattrocento il mobile subì notevoli modificazioni in relazione al perfezionarsi delle tecniche e degli strumenti artigianali: accanto all'intaglio si impiegarono la tarsia, la doratura e la decorazione a pastiglia, quest'ultima per lo più sui fronti dei cassoni, ritorna in auge la decorazione figurata, soprattutto nei cassoni nuziali che vengono affidati alle botteghe dei pittori. I tipi erano sempre gli stessi (cassoni, armadi, letti, tavoli), ma caratterizzati dall'impianto compositivo, che si basava su semplici pannelli e modanature; accanto a essi venne introdotta la credenza, sulla cui parte superiore potevano essere posti piatti e vassoi, il repertorio decorativo era ispirato alla rievocazione della classicità; come i cassoni riccamente scolpiti con motivi ornamentali che ricordano quelli degli antichi sarcofaghi romani.
Nascono nuovi tipi di mobili in risposta alle esigenze funzionali della nuova borghesia mercantile fiorentina: l'armadio a due ordini, la cui decorazione si affida alla sapiente tecnica dell'intaglio, destinato ad accogliere gli oggetti più preziosi della casa, e lo scrittoio, uno speciale tavolo a cassetti con piano ribaltabile detto San Filippo, al quale spesso si associa uno stipo a cassettini dotato di nascondigli accuratamente dissimulati. O come i monumentali tavoloni e le sedie a X pieghevoli - savonarola e dantesca - derivate dalla sedia curulis romana.


LA DIFFUSIONE DEL CLASSICISMO RINASCIMENTALE
Nel corso del Cinquecento, il mobilio toscano si fa sempre più monumentale e si arricchisce con l'uso frequente di intarsi di pietre dure, di legni di diversi colori, di avorio. Con i regni di Carlo V, di Francesco I e di Enrico VIII, lo stile del Rinascimento italiano si diffonde in tutti i Paesi europei, interpretato con variazioni più o meno felici dagli artigiani locali. Tranne la Spagna ove rimasero in voga i semplici motivi a pannellature geometriche mescolati a motivi arabi. Il gusto dei materiali preziosi e delle decorazioni si accentua ulteriormente nella transizione dal Rinascimento all'età barocca, tanto che acquistano una certa diffusione, in Spagna e in Francia [vedi più avanti], i mobili di argento massiccio.
Nel Seicento il mobile si caratterizzò per le forme a volute, le superfici convesse, ondulate, curve, i motivi del cartoccio e della conchiglia. Una ricerca di maggior fasto, ma più ancora l'esigenza di testiminiare prestigio e potenza, si espressero nell'applicazione di metalli, avori e pietre dure. Il gusto barocco, almeno per i primi tre quarti del sec. XVII, si sviluppò nel mobile dei vari paesi europei con proprietà specifiche. In Italia i mobili di tipo nuovo furono lo stipo toscano a due corpi, derivato dallo stipo-monetario olandese, lo studiolo ligure pure a due corpi, i seggioloni veneti a forte intaglio. Lo stipo toscano, legato alla tradizione architettonica fiorentina, presentava balaustre arricchite da bronzetti e una costosissima decorazione in tarsia di pietre dure su fondo d'ebano. Lo studiolo ligure ai avvaleva del vivace plasticismo di figurine intagliate e sovrapposte (bambocci), spesso ispirate a motivi tipici delle polene delle navi. Il seggiolone veneto a forte intaglio (tronetto) rifletteva nell'esuberante decorazione il fasto della potenza dogale. Il mobile spagnolo appariva in quest'epoca legato a forme semplici, con l'eccezione delle testiere dei letti, trionfo della colonna tortile e del pinnacolo.
L'Olanda paese di solide tradizioni mercantili, proponeva invece un mobile sobrio, massiccio, basato sugli armadi, dalla pesante cornice architettonica e sulle sedie formate da elementi eseguiti al tornio, quindi economiche e pratiche.
Il mobile francese, durante il regno di Luigi XIII, derivò molti dei suoi modelli decorativi dal primissimo barocco italiano e, in particolare, dall'architettura; le forme massicce e austere dei mobili erano per lo più realizzate in legno di noce e di quercia. La Germania, ancora legata alla tradizione del mobile gotico di vallata, soprattutto nelle regioni del nord, produsse numerosi grandi armadi, nella cui decorazione a intaglio, diffusa su tutta la superficie, si condensano le caratteristiche del barocco tedesco. La pesantenza della decorazione a intaglio, talvolta temperata dall'influenza italiana ma altrettanto sovente resa più dura dalle reminiscenze gotiche, caratterizza il mobile inglese della prima metà del Seicento, specie le colossali credenze a due corpi sostenute dalle tipiche colonnette tozze e rigonfie.
Nella Francia di Luigi XIV, dall'esigenza di prestigio della monarchia assoluta nacque l'immensa reggia di Versailles e si originò un mobile adeguato: ridondante ed elaboratissimo. Tale m. era originariamente, per la gran parte, d'argento massiccio, ma venne in seguito fuso e convertito in monete per far fronte alle spese militari. All'argento subentrarono il legno intagliato e dorato (sedili e gigantesche consoles), i legni esotici e le incrostazioni di metalli su fondo di tartaruga dell'ebanista Boulle, con le applicazioni di bronzi dorati. Il repertorio decorativo, rigidamente simmetrico, comprende conchiglie, testine, vari tipi di trofei, ghirlande di fiori e il sole raggiato.
Nella seconda metà del Seicento, il primato nella produzione dei mobili passa dall'Italia alla Francia, dove Luigi XIV crea la celebre manifattura Reale dei Gobelins(1667), presso Parigi, e ne affida la direzione a Charles Le Brun, il più geniale e versatile artista del tempo. Il Le Brun seppe improntare la produzione della manifattura, dalla quale uscivano arazzi, mobili, lavori d'oreficeria e oggetti d'arte d'ogni genere, a uno stile unitario, un classicismo sontuoso e imponente.
La fama dei mobili e dei mobilieri francesi si deve, oltre che all'alta qualità della produzione, al fatto che il Re Sole nominò un ufficiale, il Garde Meuble, incaricato di tenere l'inventano degli oggetti di proprietà della casa reale, per cui è possibile risalire da questi agli autori, ricostruendo l'attività di artisti, come l'italiano Domenico Cucci e André-Charles Boulle.
Con il Cucci (nativo di Todi, ma naturalizzato francese) e con il Boulle, l'arte dei mobili esce dall'anonimato, rivelandoci la personalità di due prodigiosi ebanisti, esperti in tutte le tecniche della lavorazione del legno, del metallo, delle pietre preziose. Mentre il Cucci, del quale restano due soli esemplari certi, era celebre per i lavori in pietra dura, la fama del Boulle è legata soprattutto a una tecnica d'intarsio in tartaruga e metallo dorato, che porta il suo nome. Il Boulle, autore di alcuni fra i mobili più maestosi dello stile Luigi XIV, in alcune delle sue opere preannuncia il gusto più aggraziato del Rococò.
In Inghilterra la tipologia del mobile subì un improvviso mutamento a causa del colossale incendio che nel 1666 distrusse 13.000 case londinesi: queste vennero ricostruite in dimensioni modeste e per arredarle venne realizzato un mobile semplice, di misure ridotte, in noce placcato con poche decorazioni a intarsio. Inizia anche l'importazione del mogano dalle colonie.
Nel Settecento, con l'affermarsi dell'appartamento cittadino, si registrò una straordinaria diffusione del mobile e si sviluppò tutta una serie di tipi, di tecniche costruttive e di mode. Il principale punto di riferimento e di produzione di nuovi modelli fu ancora la Francia. Due fattori contribuirono a questa preminenza: l'abilità degli artigiani e il gran numero di commesse reali e nobiliari. All'inizio del secolo il m. era ancora legato al fasto del Re Sole; ma nel periodo Reggenza si venne alleggerendo, e nel pieno rococò di Luigi XV assunse un aspetto capriccioso e fantasioso; mutò ancora con le prime avvisaglie neoclassiche del periodo Transizione, per divenire semplice, lineare, rigoroso sotto Luigi XVI ed esprimersi infine, subito dopo la rivoluzione, nella semplice severità del gusto direttorio. Sotto il profilo della decorazione, si passò dal repertorio simmetrico del gusto Luigi XIV a quello altamente irregolare del tempo di Luigi XV, assimmetrico, legato alla fantasia delle conchiglie (rocaille), dei fiori, della frutta, dove la sinuosità della linea ben si adeguava ai motivi esotici e all'imitazione delle lacche orientali.
In nessun'altra epoca forse, come durante il periodo in cui Madame de Pompadour, favorita di Luigi XV, dettò legge a corte, si dedicò tanta attenzione all'arredamento, e vi si profusero tante ricchezze. Al fasto monumentale della reggia di Versailles, con le teorie senza fine di saloni allineati, il periodo dell'Illuminismo, cioè lo stile Rococò, contrappone l'amore per la comodità, il desiderio di intimità. La disposizione della casa signorile diventa sempre più complessa e articolata; gli ambienti si moltiplicano e con essi i tipi di mobili. Nell'intento di rendere sempre più armonioso e unitario l'arredamento di ogni locale, se ne coordinano tutti i dettagli. E' impossibile apprezzare pienamente la raffinatezza di certi mobili che sfoggiano una grande varietà di legni diversi, di lacche, d'intarsi, di fregi, se non li si immagina sullo sfondo dei tipici rivestimenti in legno delle pareti, le celebri boiseries e delle famose tappezzerie.


LA DIVISIONE DEL LAVORO E LA SPECIALIZZAZIONE
Il Settecento vanta alcuni dei più famosi mobilieri di tutti i tempi: in Francia, Oeben, Delanoy, Gaudreaux, Joubert; Thomas Chippendale in Inghilterra; il veneziano Brustolon; il lombardo Maggiolini. Bisogna ricordare tuttavia che ancora in quest'epoca, come nel secolo precedente, i rigidi statuti delle varie Corporazioni degli artigiani impediscono generalmente (quando non intervengano speciali privilegi reali) che un solo artigiano esegua personalmente tutte le parti che compongono un mobile.
A Venezia, per esempio, gli oltre duemila marangoni (cioè mobilieri) attivi in città, si distinguevano in marangoni da fabbrica che costruivano i telai, da noghera, che intagliavano il noce e altri legni da intarsio, da soaze, che fabbricavano cornici, da remessi, che applicavano le impiallacciature, cioè i sottili rivestimenti in legni pregiati. La specializzazione spiega in parte lo perfezione tecnica delle singole lavorazioni, anche se alcuni mobilieri sentivano in tal modo ingiustamente limitato il proprio campo d'attività, e preferivano affrontare l'ostilità dei colleghi e perfino procedimenti giudiziari, piuttosto che rinunciare a occuparsi di certi dettagli che non rientravano nel loro ambito di specifica competenza.


VARIETÀ DEI MOBILI SETTECENTESCHI
Una delle espressioni più significative della proverbiale raffinatezza sette­centesca è certamente l'incredibile varietà dei tipi di mobili che in questa epoca si producono, in risposta alle più sottili esigenze di una società per la quale il capriccio della moda è legge.
Fra i pezzi fondamentali di ogni arredamento spicca la commode dalla quale derivano i nostri cassettoni, nelle sue varie versioni: normale, solitamente a tre cassetti, à encoignures, cioè con sportelli ad angolo, quasi vi fossero incorporate due angoliere, à vantaux, con i cassetti nascosti da due battenti, comode-console con scaffali anziché cassetti, bas d'armoire o cabinet, una commode più alta, fino o sette cassetti.Accanto alla commode la console, un tavolo da appoggiare al muro, spesso sormontato da uno specchiera.
Una via di mezzo fra commode e console è il bureau plat, scrivania con un solo ordine di cassetti, che sostituisce il seicentesco bureau a tre ordini di cassetti. Un altro mobile da scrittura è il secrétaire, una sorta di bureau plat sormontato da un corpo a cassettini, chiuso da una saracinesca avvolgibile. In quello di Luigi XV, opera di Oeben e Riesener, i calamai escono a scatto.
Ma le maggiori raffinatezze che possa vantare l'arte del mobile nel '700 si hanno nelle poltrone, che possono essere bergères(grandi, con un cuscino), meublantes (da allineare lungo il muro), de comodité (con schienale reclinabile), duchesses (per allungare le gambe), marquises (divanetti o due posti), chauifeuses (per sedere davanti al caminetto).


DAL ROCOCÒ AL NEOCLASSICISMO
La storia del gusto procede per contrapposizioni: al Luigi XIV austero, che predilige i colori cupi e le forme massicce, segue il Luigi XV, amante dei colori chiari, delle forme graziosamente incurvate e rigonfie, dei piccoli oggetti bizzarri, delle mode esotiche (basti pensare alle cineserie). Ma, nella seconda metà del secolo, le preferenze si orientano con sempre maggior decisione verso uno stile più sobrio e lineare, e al culto dell'Oriente misterioso si sostituisce presto un rinnovato amore per l'antichità classica che va sotto il nome, appunto, di Neoclassicismo. I mobili di celebri ebanisti quali Riesener e Jacob, menuisiers di Luigi XV, o di Benemann, Leleu, Dubois, rivelano chiaramente questa evoluzione, che per un certo periodo si affianca al Rococò, piuttosto che soppiantarlo. Non si perde il gusto per i colori chiari e per gli accostamenti vivaci, ma si incomincia a prediligere il mogano.
Già negli inventari dei mobili della Pompadour si trovano pezzi definiti à la grecque; durante il regno di Luigi XVI l'imitazione di motivi classici trae lo spunto, oltre che dal materiale proveniente dagli scavi di Ercolano e Pompei, scoperti da poco, anche dai vasi antichi, che a quel tempo si ritenevano indiscriminatamente etruschi: onde il diffondersi di quello stile etrusco, in voga intorno al 1770.
Nello stile Luigi XVI le volute rococò lasciarono il campo alle linee diritte, alle gambe scanalate, alle ghirlande, alle rosette, ai capitelli classici, al medaglioni, al nastri, tutti rigidamente simmetrici. Il gusto direttorio, nella semplicità dei legni e nella scarsezza delle decorazioni, si ispirò alle forme rigide e severe della Roma antica. In questo secolo la tipologia del mobili si ampliò a dismisura, mentre diminuirono le proporzioni in relazione alla minor ampiezza dei locali cui era destinato: tavoli e tavolini per ogni uso e occorrenza, cassettoni, scrivanie per ogni stanza, letti d'ogni foggia, angoliere, sedie, divani e poltrone di diversissimo impiego e dai nomi fantasiosi, mobili trasformabile, ecc. L'influsso francese raggiunse tutta Europa. Dal canto suo, l'lnghilterra propose, oltre a un'autonoma interpretazione dei nuovi modelli francesi, anche modelli caratterizzati soprattutto dalla praticità d'uso: tavoli, tavolini, scrivanie, biblioteche e cassettoni o scrivanie con arcate a vetri, nonché una vasta serie di sedie, poltrone, divani, letti e il mobile specifico per il pranzo. Questo m. si distingueva per il massiccio impiego del mogano, per la delicatezza dei legni satinati e per l'assenza dei bronzi dorati.
Fra i più significativi artigiani-ebanisti inglesi si distinsero T. Chippendale, che armonizzò il rococò francese con motivi gotici e cinesi; R. Adam, che interpretò con leggerezza ed eleganza le fonti classiche e barocche; e sulla loro scia, G. Hepplewhite e T. Sheraton.
In Italia la produzione piemontese, dopo aver dato agli inizi del Settecento belle prove con gli elaborati mobili intarsiati del Piffetti e del Prinotto, si rifece poi agli schemi francesi, ma con sobrietà; solo gli armadi ebbero caratteristiche di assoluta originalità. Anche a Genova - sicuramente i migliori mobili italiani del periodo per quanto rigurada la tecnica costruttiva - l'influsso francese venne sentito, specie per quanto concerne la tecnica dell'intarsio, che si tradusse in una decorazione polilobata a quadrifoglio sui tipici cassettoni con alzata. Il m. veneto portò un contributo di originalità con gli intagli barocchi dei Fantoni nell'area Bergamasca e del Brustolon a Venezia nei primi anni del Settecento; poi nel pieno del secolo, con una eccezzionale produzione di piccoli mobili, cassettoni comodini, scrivanie, spinette dalle tipiche doppie curvature delle superfici e dalle fantasiose decorazioni a lacca. Verso la metà del Settecento i mobili Veneziani a seguito degli intensi rapporti commerciali con l'Inghilterra, si vennero ispirando ai modelli inglesi e, specie nelle sedie, riproposero i tipi d'oltremanica.
Sul finire del secolo e agli inizi dell'Ottocento fiorì a Milano la preziosa produzione del Maggiolini.
In Germania il mobile Rococò, pur modellato su prototipi francesi, se ne differenziò per la pesantezza degli ornati e delle dorature.
In Spagna, pur mantenendo elementi del repertorio decorativo tradizionale, subì sia l'influenza francese sia quella inglese.


DAL NEOCLASSICISMO ALL'ECLETTISMO
Il XIX secolo si apre con il trionfo dello stile impero, nel quale si mescolano il rigore di un David, ispirato al culto rivoluzionario della ragione, e la volgarità pretenziosa della nuova nobiltà creata da Napoleone. La fonte principale d'ispirazione, non solo nell'arredamento, ma nella moda e in tutte le manifestazioni del gusto, è la Grecia classica, una Grecia ideale e, tutto sommato, inesistente, priva di fondamenti storici. Quest'antichità mitica, in omaggio alla quale si fanno gambe di tavoli e schienali di sedie a forma di lira, risponde perfettamente all'esigenza delle nuove classi dirigenti di crearsi un proprio stile "nobile", così come l'inflazione dei titoli nobiliari concessi da Napoleone gratifica il desiderio dei parvenus di allinearsi con i superstiti aristocratici dell'ancien régime che torneranno dall'esilio.
Il mobile neoclassico si ammanta di motivi aulici pieni di significato: sfingi, chimere, zampe leonine, aquile, cigni, api, palmette, rosette, foglie di acanto, ghirlande, festoni e infine la N., monogramma dell'Imperatore. Nella tipologia del nuovo mobile facevano spicco lo sgabello non le gambe a x, la meridienne (piccolo divano con testate di differente altezza), il grande letto a barca. Lo stile impero ha tutti i pregi e i difetti di ogni stile ufficiale imposto e sovraccarico di influssi dell'antichità.
Dopo la caduta di Napoleone la nuova clientela borghese impose un mobile semplice, pratico, severo. L'uso di legni chiari e di leggere decorazioni a tarsia scura caratterizzò in Francia il periodo di Carlo X (l824-30), mentre durante il regno di Luigi Filippo il mobile si ispirò all' Impero, ma sostituendo alle severe forme rettilinee l'uso di linee curve. Accanto al culto dell'antichità classica, l'Ottocento trova presto altre epoche da imitare, a cominciare dall'antico Egitto, messo in voga dalla campagna napoleonica. Si forma così una disposizione all'Eclettismo, che troverà il proprio alimento in due fenomeni storici contrastanti: da un lato il tentativo, compiuto durante la restaurazione, di far rivivere il Rococò prerivoluzionario (stile Luigi Filippo), quasi per cancellare le tracce della rivoluzione anche sul piano del gusto; dall'altro, la passione romantica per il Medio Evo, e la ripresa del Gotico promossa, soprattutto in Inghilterra per opera di William Morris, e in Germania da Friedrich Schinkel.
Nella seconda metà del secolo, sotto Napoleone III, il mobile francese seguì due diversi stili: il primo, eclettico, si fondava sulla giustapposizione di decorazioni differenti, prevalentemente greche e rinascimentali (qualche volta si giunse persino a riprendere moduli gotici e orientali), e prevedeva pesanti rivestimenti di stoffa ricchi di passamanerie; il secondo stile era la rielaborazione e l'imitazione di quasi tutti gli stili di corte del passato. Anche in Germania si diffusero contemporaneamente due gusti: uno neorinascimentale e uno, detto Biedermeier importato dalla vicina Austria, che semplificava lo stile Impero, togliendogli ogni carattere eroico. Nella non vasta tipologia facevano spicco il divano dalle sponde a volute, il tavolo rotondo con monopiede e la servante, cioè una vetrina con specchi al fondo per raccogliere su tre o quattro ripiani i ninnoli che cominciavano ad affollare le stanze. L'Austria produsse, nell'Ottocento, mobili di gusto Biedermeier leggero e fantasioso, ma diede il suo maggior apporto attraverso l'opera dei fratelli Thonet: a loro si devono le famose sedie in legno curvato col vapore, e quindi lavorate a macchina, prodotte a partire dal 1841 in grande quantità. Anche l'Italia, oltre a fornire il consueto mobile ispirato al gotico, al rinascimento fiorentino e anche alle coeve produzioni francese e tedesca, diede un apporto alla produzione in serie con le belle sedie di Chiavari in ciliegio selvatico tornito, perfezionate da G.G. Descalzi detto Campanino e rese leggere (750 gr ca) da G. Ganepa. L'Inghilterra all'inizio dell'Ottocento avviò una vasta produzione ispirata alle antichità greche e romane, nonché ai motivi gotici, per poi passare, nel periodo Vittoriano, alla realizzazione di mobili in mogano, pratici, assai semplici e severi, ricchi di imbottiture e di frange.


DALL'ECLETTISMO ALL'ART NOUVEAU
Con Morris e Schinkel, siamo ormai alle soglie del movimento moderno e di una concezione moderna dell'arredamento, che peraltro stenta ancor oggi ad affermarsi pienamente, a causa del persistente amore per i mobili in stile, che spesso si confonde con la passione per l'antiquariato, che è una caratteristica propria della nostra epoca.
La rinascita neogotica si distingue dalle altre forme di Eclettismo perché pone l'accento sulla crisi della produzione artigianale. Tale problema, affrontato per la prima volta da Morris, viene da lui risolto cer­cando di ripristinare le condizioni di lavoro che allora si ritenevano proprie dell'artigiano gotico. Dalle idee di Morris prende l'avvio, verso la fine del secolo, contemporanea­mente in molti paesi, quel complesso movimento noto come Art Nouveau, che rappresenta il tentativo di creare una nuova estetica, in funzione dei nuovi materiali e delle nuove tecni­che produttive (fra queste ricordiamo la curvatura a vapore del legno, brevettata nel 1830 da Thonet, produttore di celebri seggiole).
Il gusto per la linea arabescata, per la decorazione piatta, per l'accentuazio­ne della struttura e per il trattamento prezioso di materiali quali il vetro e l'ottone, caratterizza gli oggetti art nouveau, o, come si chiamarono in Italia, Floreale o Liberty. Questi mobili, firmati da architetti e decoratori celebri come Van de Velde, Mackintosh, Gallé, Tiffany, Hor­ta, Voysey, Guimard, Olbrich, Obrist, Endelì e un tempo relegati nelle soffitte, sono ora rivalutati e ricercatissimi da amatori e collezionisti, e strenuamente imitati dai disegnatori odierni (Neoliberty).
Il Liberty è l'ultimo stile dell'Ottocento rimasto in voga anche nei primi decenni del XIX secolo. E' caratterizzato da tipiche decorazioni naturalistiche ispirate al mondo vegetale che non solo decorano il mobile, ma spesso ne muovono la struttura conferendogli una linea elegante. Questo stile è il primo stile moderno e segna l'inizio di una collaborazione tra architetti e artisti-disegnatori con il mondo dell'industria. Con questa corrente lo stile dei mobili non imita più quello antico, ma assume un proprio volto autonomo.


LA NUOVA CONCEZIONE DEI RAZIONALISTI
Nel secolo XX, la produzione di mobili, ormai prevalentemente di serie, è diventata campo specifico del disegno industriale, e si è configurata come versione particolare dei nuovi modi, stili, orientamenti del gusto.
Dall'Art Nouveau deriva, storicamente, il movimento razionalista, i cui esponenti disegnarono però mobili molto differenti, per stile e concezione, da quelli dei loro predecessori e maestri. Essi infatti, per la prima volta nella storia dell'arredamento, si propongono di eliminare totalmente la decorazione, mirando esclusivamente alla funzionalità. Tutti i maggiori architetti moderni, da Le Corbusier a Gropius, da Miès van der Rohe a Wright, hanno disegnato mobili con questo spirito; i piu significativi sono forse quelli di Marcel Breuer in tubo di acciaio curvato, che costituiscono il prodotto più felice del Bauhaus, la scuola d'arte fondata dal famoso architetto tedesco Gropius.
Attualmente più di qualsiasi altro ramo dell'arte decorativa, il mobilio segue da vicino l'evolversi del gusto riflettendo la personalità dei suoi maggiori creatori.
Spetta ai razionalisti anche il merito di avere definitivamente superato alcuni tipi tradizionali, di origine settecentesca e ottocentesca, quali il buffet e il controbuffet, la cristalliera, il comò.
Si deve inoltre ai razionalisti la concezione attuale che vede il mobile come un oggetto relativamente indipendente dagli altri oggetti che lo circondano, superando così il concetto di camera completa non più rispondente all'esigenza attuale di un arredamento adattabile alle circostanze più diverse e mutevoli. In questo senso la concezione razionalista della casa si rivela genuinamente moderna, in confronto al falso modernismo dello stile novecento, in voga in Italia negli anni Trenta e Quaranta.



[1]
Le prime testimonianze di mobili di valore arcaico sono quelle egizie. La tipologia è vasta: casse per contenere biancheria, cofani per oggetti preziosi, tavolini a una gamba (monopodi), letti con sostegni a forma di toro, sciacallo, leone. Molto diffuso era lo sgabello: si andava dai tipi più semplici, a forma quadrata a quelli a sostegni incrociati.
[2]
Il mobile arcaico greco era come la casa molto semplice: pochi sgabelli, a gambe dritte o incrociate, di derivazione egizia; sedili con spalliera inclinata senza braccioli (Klismos); rari tavoli; letti costituiti da semplici assi poste su cavalletti. Il pezzo di mobile più diffuso era la cassa che serviva da contenitore universale e da sedile.
[3]
Scarse le conoscenze sul mobile etrusco: si conoscono il caratteristico letto tricliniare sul quale il defunto è sempre raffigurato e sedili a spalliera alta e curva.
[4]
I pochi mobili usati dai primi romani erano, tranne il letto tricliniare di provenienza etrusca, dai corrispondenti tipi della Grecia arcaica. In seguito i romani costruirono mobili contraddistinti da una decoratività lussuosa di ispirazione ellenistica, profondendo marmi nei piani di appoggio, nelle zampe di leone, di grifo, di sfinge e di altri animali che servivano da sostegno. Molto usati erano gli ornamenti bronzei, e spesso era interamente di bronzo il mobile stesso (tavoli circolari e tripodi). Oltre ai sedili con spalliera inclinata (cathedra) e allo sgabello di sezione rotonda con gambe a tenaglia (sella), il mobile più diffuso era l'armadio a ripiani interni chiuso da due battenti decorati.
[5]
Nasce infatti a Firenze l'Opificio delle pietre dure, fondato nel 1588 da Francesco I.
[6]
Più che gli scavi di Ercolano (1738) e Pompei (1749), rimasti inediti per alcuni anni dato il riserbo dei Borboni, furono gli scavi sul Palatino a Roma e della Villa Adriana a Tivoli, ma anche le pubblicazioni di Giambattista Piranesi ad influenzare lo stile Neoclassico.
[7]
I mobili impero italiani sostituituirono la N con l'aquila reale.


Referenze bibliografiche
Enciclopedia del sapere, voce Mobili, vol. 9, pp 3010-3016, Milano, Fabbri, 1968
Grande enciclopedia dell'antiquariato, vol. I-V: i mobili e gli ambienti, Novara, De Agostini, 1987
A.Vaccari, Dentro il mobile, Vicenza, Neri Pozza, 1992
M.Praz, La filosofia dell'arredamento, Milano, Longanesi, 1964 (I ed)
Il mobile antico, 5 vol., Novara, De Agostini, 2003



 

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